Le origini
Livorno
nasce come piccolo villaggio di pescatori, posizionato sulla costa del
Mar Ligure,
in una cala naturale, a pochi chilometri a sud della foce dell'Arno
e da Pisa. Il toponimo
è attestato per la prima volta nel 904
come Livorna e probabilmente deriva da un nome di persona
romano
di origine etrusca
(Liburnius, Leburnius, Leburna). Secondo altre ipotesi deriverebbe
invece dal latino
liburna (nave veloce da guerra) o dal nome del
popolo illirico
dei Liburni.
Mentre le consorelle toscane, Firenze, Lucca, Pisa vivono stagioni di grande vivacità artistica, culturale e commerciale, Livorno rimane ai margini della storia. L'evento che muterà in maniera definitiva ed irreversibile il destino del piccolo villaggio, è l'insabbiamento naturale e progressivo dell'antico Porto Pisano, già noto agli Etruschi ed ai Romani, unico sbocco al mare della Repubblica di Pisa. L'ubicazione presunta è stata identificata tra S. Stefano ai lupi e Calambrone, vari ritrovamenti anche casuali hanno dedotto che dove ora sorge lo stabilimento ex-Stanic e ai bordi dell'attuale via Aurelia ci fosse un notevole sviluppo urbanistico, purtroppo la cementificazione disinvolta e la negligenza delle proprietà ha permesso di insabbiare una seconda volta un porto famoso di quell'epoca usato e menzionato (con tanto di carta topografica della zona) fino ai tempi di Leonardo da Vinci. Questo evento naturale costrinse i Pisani a cercare una valida alternativa su cui puntare per la continuazione dei loro scambi e traffici marittimi. Il piccolo attracco venne fortificato e attrezzato. Agli inizi del XIV secolo la Repubblica di Pisa vi edificò il faro (il Fanale) e verso la fine dello stesso secolo furono innalzate delle mura tutto intorno all'abitato. Lo sviluppo del porto desterà grande interesse nei genovesi, oltre che nei fiorentini. Furono comunque questi ultimi che, al tramontare della Repubblica Pisana, dopo un passaggio di mano tra genovesi e francesi, riuscirono ad accaparrarsi il fiorente scalo marittimo, il loro agognato sbocco al mare, per la cifra finale di 100.000 fiorini d'oro. Era il 1421.
Livorno ed i
Medici
Bisognerà aspettare
il
1500 e l'avvento dei
Medici,
Granduchi di Toscana, per assistere all' esplosione demografica e
commerciale di Livorno. I Medici, a cominciare da Cosimo I,
primo Granduca di Toscana, riuscirono a fare di Livorno uno dei
più grandi porti del Mediterraneo:
fu costruito un doppio molo, un canale navigabile (Canale dei navicelli) tra Pisa e Livorno, istituirono l'Ordine
dei Cavalieri di Santo Stefano, la cui flotta aveva base nel
porto di Livorno, e per mano del figlio primogenito di Cosimo,
Francesco I,
fu assegnato l'incarico a noti architetti ed
artisti dell'epoca, come Bernardo Buontalenti, Alessandro Pieroni e Giovanni de' Medici, di progettare la pianta della nuova
città. La nuova città doveva essere la
"città ideale", da disegnare con squadra e compasso e
definire nei minimi particolari. Il risultato è una
splendida città, con quartieri, piazze e strade progettate
con grande senso dell'urbanistica, ma anche una
città-fortezza, di pianta pentagonale, circondata da mura
imponenti, baluardi e
fortificazioni alla moderna, che dovevano servire a proteggerla dall'assalto
delle navi pirata dei Mori e Saraceni,
in quei tempi protagonisti di frequenti scorrerie ed incursioni lungo
le coste del Tirreno e del Mediterraneo in generale. Ma quello che
segnò definitivamente il destino di Livorno fu la sua
proclamazione come porto franco e l'emanazione
delle cosìddette "Leggi Livornine". Le Leggi
Livornine
Il
1587 vede il
succedersi alla massima carica granducale, dell'altro figlio di Cosimo
I, Ferdinando I, fratello di Francesco I. A
Ferdinando si deve la proclamazione di Livorno come porto franco. Gli
scambi commerciali subirono un aumento vertiginoso. Tra il
1590
ed il
1603 furono poi
emanate le "Leggi Livornine" o "Costituzione Livornina". Queste leggi
prevedevano la concessione di immunità, privilegi ed
esenzioni ai mercanti, di qualsiasi provenienza, ma non solo. Le leggi
garantivano anche e soprattutto libertà di culto e di
professione religiosa e politica. Chiunque fosse stato ritenuto
colpevole di qualsiasi reato (con alcune eccezioni, tra le quali
l'assassinio e la falsa moneta) aveva garantita
libertà di accesso alla Terra di Livorno.
Di seguito
l'incipit della 'livornina' proclamata da
Ferdinando I, Granduca di Toscana, il
30 luglio
1591:
- "...A tutti voi, mercanti di qualsivoglia nazione, Levantini, Ponentini, Spagnoli, Portoghesi, Greci, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani ed altri [...] concediamo [...] reale, libero e amplissimo salvacondotto e libera facoltà e licenza che possiate venire, stare, trafficare, passare e abitare con le famiglie e, senza partire, tornare e negoziare nella città di Pisa e terra di Livorno..."
Queste leggi daranno a Livorno, nel tempo, le caratteristiche di città cosmopolita, tollerante, multirazziale e multireligiosa. A chiunque sarà consentito professare il proprio culto e molte saranno le chiese e cimiteri costruite dagli appartenenti alle varie comunità religiose e straniere: ebrei, armeni, greci, olandesi.
Dal 1700 al
1800, i Lorena
Giovanni Gastone (o
Gian Gastone) è l'ultimo rappresentante della
dinastia dei Medici,
dopo Cosimo II,
Ferdinando II e
Cosimo III. Corre l'anno
1737 e Livorno, a
cui era stato conferito il titolo di Città agli inizi del
1600, supera i 30.000 abitanti. La città vede insediarsi, al
posto dei Medici,
la famiglia dei
Lorena, famiglia dai forti legami con i reali d'Austria,
gli Asburgo.
Il primo rappresentante dei
Lorena ad assumere il titolo di Granduca di Toscana,
è
Francesco II, marito di Maria Teresa, figlia di
Carlo VI, che nel
1745 divenne
Imperatore d'Austria e del Sacro Romano Impero.
Francesco II delegherà un Consiglio di Reggenza in
sua vece, con sede a Firenze.
Durante questo periodo la città vive un momento di ulteriore
espansione, questa volta oltre il perimetro portuale e la zona
costiera. La città si allarga, si allontana gradualmente
dalle fortificazioni difensive, verso la periferia. In questo periodo
si assiste ad una notevole ripresa del commercio, delle arti in genere
e dell'editoria che trovano terreno fertile nel diffuso clima di
tolleranza della città: qui vengono pubblicati
Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria (nel
1764, in forma
anonima) e, nel
1770, il primo
volume della copia italiana dell' "Encyclopédie ou Dictionnaire raisonnè des Sciences,
des Arts et des Mètieres" di Diderot
e
D'Alembert, in una stamperia ricavata dal vecchio bagno dei
forzati.
Nel
1765, Pietro Leopoldo succede a Francesco, dopo la morte di
quest'ultimo. Egli volle continuare il progetto urbanistico della
città del suo predecessore e seppe dare un nuovo impulso, un
respiro un po' più ampio alle attività locali,
agganciandole all'economia della regione.
Una delle novità legislative in assoluto più significative e all'avanguardia per l'epoca fu l'abolizione della pena di morte, nel 1786.
Nel 1790 Pietro Leopoldo viene incoronato Imperatore e sarà di nuovo un consiglio di reggenza a governare la Toscana. A Livorno, intanto, prende il potere Ferdinando III, e fu durante il suo periodo che la città subì l' occupazione dei Francesi (capeggiati da Napoleone Bonaparte, nel 1796), degli Spagnoli e degli Inglesi.
Nel
1849, durante i moti
che cacciano il Granduca Leopoldo II, Livorno si proclama
repubblica autonoma, ed
è l'ultima città toscana a capitolare contro gli
austriaci che restaurano il Granducato.
Lo stesso Leopoldo sarà costretto ad abbandonare il trono nel 1859. Così finisce l'epoca dei Granduchi di Toscana: dal 1860 la storia di Livorno segue di pari passo quella del resto d'Italia, dalla proclamazione dell'unità in poi. Nel 1865, la città perderà le franchigie doganali e cesserà di essere porto franco. Questa deliberazione provocherà un drastico calo nelle attività commerciali e nei traffici marittimi, ma la nascita e lo sviluppo del Cantiere Navale Orlando, da lì ad un paio di decenni, farà cambiar volto alla città e vi farà affluire nuove risorse, trasformandola in un centro industriale.
L'Accademia
Navale
Un evento di fondamentale importanza per il futuro
della città fu la nascita dell'Accademia Navale, il 6 novembre
1881. L'Accademia,
istituto per la formazione degli Ufficiali della
Marina Militare Italiana, fu fondata in seguito alla fusione delle Scuole
della Marina sarda con sede a Genova
e della Marina borbonica con sede a Napoli,
ad opera dell'ingegnere navale Benedetto Brin, più volte Ministro della Marina il cui
busto troneggia nella piazza antistante l'Accademia con il volto girato
verso la stessa. Nella scuola furono così costruiti alloggi
per gli allievi, aule e, per consentire la pratica della vela anche
sulla terraferma, fu interrata un'imbarcazione nel cortile interno
dell'istituto per insegnare i rudimenti della velatura ed effettuare
esercitazioni sull'alberatura. Sono presenti anche spazi aperti
attrezzati per gli esercizi fisici e la pratica sportiva. Il simbolo
dell'Accademia, che negli anni ha mantenuto un intatto prestigio,
è il magnifico veliero, e nave scuola per gli ufficiali, la
Amerigo Vespucci.
Il novecento
e la seconda guerra
mondiale
Gli inizi del
XX secolo vedono un fiorire di progetti di notevole valore
architettonico ed urbanistico: dagli eleganti stabilimenti termali e
balneari, alla funicolare per il Santuario di
Montenero, alla nuova stazione ferroviaria. Verranno inaugurati nuovi
teatri e rinnovato l'intero assetto del centro storico.
Il 21 gennaio 1921 nasce a Livorno il Partito Comunista Italiano (PCI), come Partito Comunista d'Italia, dalla scissione della corrente di estrema sinistra del Partito Socialista Italiano, guidata da Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci, che abbandonò la sala del Teatro Goldoni, dove si svolgeva il XVII Congresso socialista, convocando un congresso costitutivo presso il Teatro San Marco.
Nel 1936 verrà anche costituita la società ANIC (Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili), che darà, col suo complesso petrolchimico, una maggiore caratterizzazione industriale alla città.
| Lo scoppio della seconda guerra mondiale sarà l'evento che cambierà per sempre e definitivamente l'aspetto di Livorno. Il 28 maggio 1943 la città subì il primo di una lunghissima serie di bombardamenti (oltre 100, guarda il bombadamento del porto di Livorno). I "B-17" delle forze alleate rovesciarono tonnellate di esplosivo sull'intero territorio cittadino. I bersagli di interesse strategico (la raffineria ANIC, oggi ENI, le acciaierie 'Motofides', il porto) furono distrutti, ma anche gran parte dell'abitato, siti di interesse artistico e storico come il Duomo, la Sinagoga Ebraica (seconda in Europa, per dimensioni e valore artistico, solo a quella di Amsterdam), il Teatro San Marco, l'intero centro storico e tutto l'impianto cinquecentesco della città, subirono terrificanti devastazioni, che provocarono centinaia di morti. |
Il
dopoguerra e Livorno oggi
La ricostruzione durò molti anni: lo
sminamento di alcune zone del centro cittadino terminò solo
negli anni Cinquanta, mentre la cinquecentesca Fortezza Nuova ospitò baracche di
sfollati fino agli anni Sessanta. Livorno acquistò il volto di una
città moderna, dimenticando per lungo tempo i lati
più preziosi del suo impianto
urbanistico. Solo negli ultimi decenni è stata rivolta una
maggiore attenzione al passato della città, cercando di
recuperare un ruolo turistico ormai da tempo ridotto a testa di ponte
per la Corsica
o la Sardegna.
Nel mentre, la vocazione industriale della città deve
misurarsi con una crisi che nasce dal disimpegno della partecipazione
pubblica, a partire dagli anni Ottanta:
il risultato è uno spostamento del baricentro economico dai
grandi complessi (cantiere navale, industria pesante) alle piccole e
medie imprese e al terziario.
Fonte Wikipedia