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sulla
Via Grande
Cenni storici
Fu realizzata nel
1577 con la costruzione della nuova città medicea e in
origine si estendeva dal Duomo al Municipio. In precedenza
da qui passavano antiche vie (indicazione del
1535: la strada che va dalla porta della Terra fino
alla fonte e quella che va da detta porta a Santa Giulia).
Fin dal
1594 si chiamò piazza d'Arme, perché vi si tenevano le
esercitazioni militari e comprese anche le due piccole
piazze della Dogana e della Comunità (che fino al
1946 si chiamarono piazza Anna di Francia, in onore
della moglie di
Amedeo d'Aosta, e piazza
Maria del Belgio) e fino al
1930 comprese anche il largo Duomo. Durante
l'occupazione francese, dal
1808 al
1813, si chiamò piazza Napoleone e nel
1878 piazza Vittorio Emanuele, ma fu sempre chiamata
popolarmente piazza Grande. Con l'abolizione della
monarchia, il
10 giugno 1946 la piazza assunse il nome attuale e fu
ristretta alle dimensioni attuali con la costruzione nel
1952 del Palazzo Grande, al centro della piazza, dove in
precedenza e fin dal
1892 era situato il monumento equestre a
Vittorio Emanuele II, opera di
Augusto Rivalta e oggi in piazza Unità d'Italia. Presso
il portico della Gran Guardia si trovavano le "fontine di
piazza d'arme", quattro piccoli getti detti anche "fonti dei
barili". Agli angoli centrali della piazza furono realizzati
da
Alessandro Pieroni quattro portici, dei quali due si
chiamarono sempre portico della Gran Guardia (quello di
sud-est, con riferimento al corpo di guardia stanziato
nell'edificio militare qui situato; anche l'angolo stesso
della piazza si chiamò Gran Guardia, fin da prima del
1600) e portico del Diacciaio (quello di sud-ovest, con
riferimento al commercio del ghiaccio che si faceva sotto di
essa; anche la locanda che si trovava sotto il portico e
l'angolo stesso della piazza si chiamarono Diacciaio),
mentre gli altri due ebbero vari nomi: uno si chiamò portico
della Fonte o del Mèngoli o degli Sproni (quello di
nord-est, è l'unico sopravvissuto alle distruzioni della
seconda guerra mondiale e oggi si chiama portico del
Pieroni; gli Sproni erano la famiglia a cui apparteneva
l'immobile), l'altro portico del Cacialli o dello Strambi
(quello di nord-ovest). Sotto il portico del Diacciaio si
tenne da prima del
1656 la Tromba, cioè l'asta pubblica dove si vendevano
anche le prede di guerra. I proventi andavano per un terzo
dell'un per cento alla Comunità, i due addetti erano
dipendenti comunitativi ed erano chiamati trombi o trombetti.
Tratto da Wikipedia
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