Livorno vista da Mary Shelley, Dumas, Hesse e altri scrittori



Livorno non è soltanto una città di porto, canali, mercati e passeggiate sul mare. Per almeno tre secoli è entrata anche nelle pagine di romanzieri, poeti e viaggiatori europei. Alcuni vi soggiornarono realmente, altri la trasformarono in scenario narrativo, altri ancora conservarono soprattutto l’impressione del mare, del porto e della luce. Questa dimensione letteraria è tornata particolarmente visibile nel 2026 con il progetto Livorno libro aperto – Racconti e itinerari tra porto, rioni e letteratura”, promosso come percorso attraverso i luoghi raccontati da Mary Shelley, Alexandre Dumas, Carlo Goldoni, Giovanni Verga, Francesco Domenico Guerrazzi, Hermann Hesse e altri autori.

Mary Shelley e una Livorno che entra in Frankenstein

Il legame fra Mary Shelley e Livorno è doppio. La scrittrice conobbe realmente la Toscana durante gli anni trascorsi in Italia con Percy Bysshe Shelley e, allo stesso tempo, inserì la città nel suo romanzo più famoso. Nell’inglese dell’epoca Livorno compare come Leghorn.

In Frankenstein, Leghorn entra nella storia di Safie e Felix De Lacey. Il padre di Safie, un mercante turco, raggiunge la città aspettando l’occasione per lasciare l’Europa e dirigersi verso i territori ottomani. Quando Felix deve tornare a Parigi, viene previsto che Safie possa rimanere in un convento di Leghorn. Non è quindi una semplice indicazione geografica casuale: Livorno funziona come porto di passaggio tra mondi diversi, coerentemente con il ruolo internazionale che la città aveva realmente tra Settecento e Ottocento.

Mary e Percy Shelley attraversarono inoltre Livorno durante il loro soggiorno italiano. La città apparteneva alla rete di luoghi frequentati dagli inglesi del Grand Tour e dagli ambienti romantici. Percy Shelley ebbe anche un legame tragico con questa costa: nel 1822 navigò verso Livorno insieme a Edward Williams per incontrare Lord Byron e Leigh Hunt; durante il viaggio di ritorno verso Lerici l’imbarcazione naufragò.

Alexandre Dumas e il porto del Conte di Montecristo

In Il Conte di Montecristo, Livorno non è soltanto citata: diventa una tappa concreta nell’avventura di Edmond Dantès. Dopo essere fuggito dal Château d’If, Dantès naviga nel Mediterraneo con i contrabbandieri e arriva a Leghorn. È qui che inizia materialmente una parte della sua trasformazione.

Dumas racconta Dantès mentre si reca da un barbiere livornese per tagliare barba e capelli cresciuti durante i lunghi anni di prigionia. È un dettaglio piccolo ma simbolicamente importante: il prigioniero appena fuggito comincia ad assumere l’aspetto dell’uomo che costruirà una nuova identità. Sempre a Livorno vende alcuni dei diamanti trovati nel tesoro e acquista una nuova imbarcazione per Jacopo. La città diventa così uno dei primi luoghi in cui la nuova ricchezza di Dantès si trasforma in libertà d’azione.

Il porto ritorna anche in altre parti del romanzo. Franz d’Épinay parte da Livorno verso l’Elba, e la posizione della città la inserisce naturalmente nella geografia mediterranea di Dumas, fatta di navi, isole, commerci e identità che cambiano. Non sorprende che Livorno funzioni così bene nel romanzo: nell’Ottocento era precisamente uno di quei porti nei quali marinai, mercanti e viaggiatori di numerose nazionalità potevano incontrarsi.

Goldoni trova a Livorno teatro, borghesia e villeggiatura

Il rapporto di Carlo Goldoni con Livorno è ancora più diretto. Nel 1747, mentre esercitava l’avvocatura a Pisa, venne invitato a Livorno dal capocomico Girolamo Medebach. Assistette alla rappresentazione di proprie opere e ricevette la proposta che contribuì a convincerlo ad abbandonare progressivamente la carriera legale per dedicarsi al teatro. Livorno fu quindi collegata a un momento decisivo della sua vita professionale.

Anni dopo la città divenne lo sfondo della celebre Trilogia della villeggiatura. I personaggi appartengono a una borghesia che vuole apparire più ricca di quanto sia realmente e si prepara a trascorrere la stagione a Montenero, allora località di villeggiatura dei livornesi. Goldoni usa Livorno e Montenero non come semplice decorazione, ma come ambiente sociale credibile per raccontare ambizione, spese eccessive, gelosie e bisogno di apparire.

Anche La bottega del caffè viene collegata dalla tradizione livornese alle botteghe osservate da Goldoni in città. In questo caso Livorno non è solo paesaggio: diventa materiale umano per il teatro.

Hermann Hesse, il mare e i canali al tramonto

Quando Hermann Hesse passa da Livorno nel 1901, il suo sguardo è molto diverso. Non cerca un luogo per una trama avventurosa o una commedia sociale. Osserva la città come viaggiatore.

Nel suo diario registra dettagli quotidiani e soprattutto un’immagine particolarmente efficace del ritorno: un tramonto che colora di rosso i canali, seguito da un cielo stellato. È una Livorno fatta meno di monumenti celebri e più di atmosfera, acqua e luce. Il Museo Fattori conserva oggi questa testimonianza tra le citazioni letterarie dedicate alla città.

Anche Aldo Palazzeschi avrebbe ricordato la scoperta del mare a Livorno e la vita elegante dei Bagni Pancaldi. Nelle sue pagine il lungomare ottocentesco appare come un luogo mondano popolato da bagnanti, ufficiali e villeggianti.

Sono sguardi molto diversi, ma proprio questo rende interessante la Livorno letteraria. Per Mary Shelley è un porto aperto verso l’Oriente; per Dumas una tappa mediterranea della rinascita di Dantès; per Goldoni il teatro della borghesia e delle sue ambizioni; per Hesse un paesaggio di canali accesi dal tramonto. La città reale resta la stessa, ma ogni autore ne seleziona una parte diversa.

Oggi percorrere Livorno seguendo queste tracce significa quindi guardare oltre le singole attrazioni. Il porto, Montenero, i canali e il lungomare diventano capitoli di un racconto più ampio. È proprio l’idea alla base del progetto “Livorno libro aperto”: considerare la città come un testo urbano, da attraversare fisicamente ma anche da leggere attraverso le parole di chi vi è passato prima di noi.

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Paola Costa

Ciao, sono un blogger di viaggi attivo. Nella mia famiglia è una regola uscire ogni fine settimana alla ricerca di nuovi posti ed esperienze. Di conseguenza, ho un grande bagaglio di itinerari di viaggio in Italia e oltre, che sono felice di condividere con i lettori.